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Il valore delle cose


Cara Emma Marcegaglia,

quel che mi distrurba di questa sua idea di festeggiare i centocinquantanni dell’Unità d’Italia lavorando, perché non possiamo permetterci di ridurre la produzione, di far gravare costi sull’impresa, di affossare la competitività, ecc., non è tanto la constatazione che in un momento di crisi e basso utilizzo degli impianti questa ossessione del lavorare di più sia un po’ ridicola. Piuttosto, quello che mi disturba è proprio questa ossessione monodimensionale sul produrre, sul competere, questa ideologia secondo cui il valore della produzione è sempre da anteporre a qualsiasi altro valore.

Ma il valore della relazione con gli altri, della comunità, della socialità, dell’amicizia, non conta davvero nulla? E festeggiare l’Unità d’Italia non dovrebbe significare anche festeggiare la prima e forse più importante fra queste relazioni? Perché dirsi comunità nazionale è forse un modo un po’ vecchio ma credo ancora solido per dire che ci può essere almeno un po’ di fratellanza fra le persone. Oppure competere, vendere (e comprare, comprare), e produrre, sono le uniche cose che danno senso alla vita?

Pubblicato il 6/2/2011 alle 17.35 nella rubrica Pillole.

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