Blog: http://corradoinblog.ilcannocchiale.it

Tecnocrazia

Uno dei tanti segnali della crisi della democrazia è la costante tentazione tecnocratica che assale e spesso pervade anche le menti più benintenzionate. Ad esempio oggi Michele Salvati sul Corriere si lancia nell’ennesima filippica sul Paese bloccato a causa delle mancate riforme, e motiva tali mancate riforme associandole alla forza delle corporazioni ma soprattutto alla inutilità e incapacità della politica, vista come un ostacolo alla trasformazione.

Come sempre, però, quali siano le riforme giuste lo sa, a priori, il tecnocrate illuminato di turno (in questo caso il buon Salvati). Qui, non è importante che quasi sempre si tratti della solita ricetta standard “crescita a tutti i costi + liberismo” che non ha funzionato non perché non supportata da una politica incapace, ma perché non poteva funzionare in ogni caso. Il punto importante è che dire che la politica non è per definizione in grado di interpretare i “veri” bisogni del Paese, significa dire che solo una supposta tecnocrazia illuminata è in grado di fare il bene comune. Del resto, l’irrefrenabile tendenza a moltiplicare le autorità indipendenti soprattutto in economia è un evidente segnale dell’affermarsi di questa ideologia dell’incapacità della democrazia di funzionare.

Ovviamente, il sospetto è che questa ideologia sia funzionale a dare spazio e libertà d’azione alle lobby, visto che le autorità indipendenti lo sono probabilmente verso la politica, certamente verso i cittadini comuni, molto raramente verso gli interessi organizzati. Gli stuoli di esperti che operano nelle cosiddette autorità indipendenti, del resto, di norma sono stati formati proprio da scuole profondamente intrecciate con tali interessi.

Pubblicato il 17/2/2011 alle 10.18 nella rubrica Politiche.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web