Blog: http://corradoinblog.ilcannocchiale.it

Idee ricevute

Siamo assaliti da idee ricevute. Parole e concetti che sentiamo ripetere da tutti come verità, come dati di fatto. E che sembrano anche a noi, anche per quelli con le migliori intenzioni, anche per molte delle persone che stimo, verità e dati di fatto.


E invece bisogna riflettere, sorvegliarsi, chiedersi sempre se non ci sia un altro modo di pensarle, queste idee e queste parole.


Competitività. Davvero è una parola giusta? Davvero il problema dell’Italia è essere più competitiva? Competere vuol dire partecipare ad una gara nella quale, per definizione, qualcuno vince e qualcuno perde. L’Italia diventa più competitiva e vince. E qualcun altro perde, e sta peggio e vive male. Una impresa e i suoi dipendenti diventano più competitivi e vincono. E un’altra impresa fallisce....


Dietro l’idea di competitività c’è un non detto da selezione darwiniana del più forte, che è proprio il contrario degli obiettivi di sinistra della solidarietà e dell’uguaglianza. sarebbe molto meglio sorvegliarci, quando ossessivamente richiamiamo questa parola come parola buona, magari associandola ai mitici investimenti in ricerca ed innovazione. Diranno che essere competitivi significa migliorare il contesto, diranno che la gara alla competitività apre nuovi spazi - insomma, non è un processo a somma zero. Ma allora perché non utilizzare i termini giusti e corretti per dire questa cosa? Perché non abolire dal nostro vocabolario la sospetta “competitività” e parlare di produttività e di efficienza? E soprattutto, perché non ricordare che produttività ed efficienza quasi sempre non richiedono competizione feroce, ma al contrario collaborazione e lavoro comune?

Crescita. L’incapacità di questa parola di dar conto della sua ambivalenza è pericolosissima. La crescita di una persona, di una pianta, di un animale è per noi associata a un processo positivo. Eppure ogni crescita finisce fatalmente con una morte. E la crescita, per dire, dell’inquinamento dell’aria non è una cosa buona. Ormai perfino nell’economia mainstream si ammette che la misura del PIL è una misura parziale e forse addirittura menzognera. Perché il PIL dà valore positivo a cose come gli incidenti stradali e i loro costi, la spesa per la salute - che cresce perché crescono le malattie... Ma noi non riusciamo a uscirne, perché alla fine ci diciamo - ci hanno detto e ridetto, fino a non riuscire a immaginare una diversa visione - che comunque se questa benedetta torta di soldi non cresce, non ci sarà abbastanza da spartire e, quindi, nemmeno i nostri begli e buoni obiettivi sociali potranno essere perseguiti.


Eppure, dato che la crescita infinita non esiste, e il secondo principio della termodinamica è lì ben fermo a ricordarcelo, dovremmo provare a cambiare approccio e parola. Niente decrescita, idea specularmente deprimente. Piuttosto, crescita positiva e crescita negativa - q uest’ultima da combattere impedendo il debordare degli agenti della crescita - il consumo per il consumo, l’ossessione dell’acquisizione privata di beni.

Meglio parlare, pensare, sperare nello sviluppo umano.

Pubblicato il 5/3/2011 alle 19.33 nella rubrica Marx.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web