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Cinismo sul Giappone

A sentire giornali e televisione, ormai gli unici aspetti importanti del terremoto giapponese sono gli incidenti nucleari e gli effetti sulla borsa di Tokio e sulla ripresa (ripresa?) economica mondiale.

Sarà pure che i giapponesi, in fondo in fondo, ci sono sempre sembrati un po’ alieni, troppo lontani dal nostro mondo, ma questo atteggiamento mentale praticamente privo di empatia è abbastanza spaventevole.


E quindi, adottando anch’io per paradosso un atteggiamento cinico, vorrei rassicurare tutti quelli che ragionano su questa tragedia pensando solo alla loro bottega:

Primo, quelli che si sbracciano a difendere la sicurezza del futuro nucleare italico non devono preoccuparsi: il governo non ha mai pensato di fare davvero nuove centrali, ma solo di fare propaganda e far girare un po’ di soldi, quindi è inutile enumerare buoni motivi (ammesso che ci siano).

Secondo, per quelli che si precipitano a dire “io l’avevo detto” che il nucleare è troppo insicuro: per lo stesso motivo, anche loro non devono preoccuparsi e, in ogni caso, recuperare consenso contro il nucleare sull’onda emotiva non è un gran risultato. Come è noto, anch’io ritengo la scelta nucleare inutile e fuori tempo massimo. Ma le ragioni di costo reale e disponibilità della risorsa uranio dovrebbero far premio su quelle dell’emotività della paura. Insomma, se scegliamo di rinunciare al nucleare per paura e non per ragione, saremo disposti a prendere altre decisioni sbagliate per paura e non per ragione.

Terzo, come ci insegna la shock economy, non c’è nulla di meglio che una guerra o una catastrofe per tirare su il PIL: a ciò contribuisce lo sforzo della ricostruzione, la necessità di sentirsi di nuovo vivi, nonché soprattutto il meccanismo con il quale nel PIL si misurano anche i redditi NEG (Negative Economic growth). Che poi la crescita del PIL non dia affatto la felicità, è un’altro discorso che a molti cinici commentatori non importa molto.

 

Pubblicato il 14/3/2011 alle 10.14 nella rubrica Pillole.

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