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Cassa integrazione e rischio d'impresa

La mia azienda usa da tempo la cassa integrazione, e non è certo la sola a farlo. Usare la cassa integrazione significa, di fatto, quanto segue: chiedi di mandare in cassa a zero ore o a percentuale un 150 lavoratori. Contratti con il sindacato e ti accordi su un massimo di 100 di cui 30 al 100% e il resto fra il 30% e il 70%. Poi mandi in cassa 20 persone al 100% e altre 30 a percentuali variabili. Durante il periodo di cassa, se hai problemi mandi di quando in quando qualcun’altro in cassa (tanto hai concordato un numero maggiore del necessario), oppure richiami velocemente qualcuno, se ti parte una commessa imprevista.

In pratica, scarichi integralmente il tuo rischio di impresa, la tua necessità di programmare e prevedere il business, sulle casse dell’INPS e, in parte, sui lavoratori.


Un meccanismo molto comodo per le imprese, che viene concesso non a caso con larghezza. Un meccanismo che deresponsabilizza l’impresa e gli consente tra l’altro di non rischiare di perdere risorse preziose in caso di crisi temporanea, come sarebbe invece costretta a fare se fosse possibile licenziare ma se, contemporaneamente, ci fossero sussidi di disoccupazione e servizi all’impiego degni di un paese civile.


Perché la cassa è la croce e delizia di noi lavoratori garantiti a tempo indeterminato. Ed è ciò che drena risorse impedendo di impostare un vero welfare per il lavoro. Aiutando per di più le imprese a non essere responsabili e a non pianificare il proprio sviluppo.

Pubblicato il 3/4/2011 alle 15.56 nella rubrica Cultura d'impresa?.

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