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Idee ricevute - 2



Riprendo ad elencare idee ricevute, quelle di cui parlavo qualche tempo fa. Oggi tocca a Incentivi  e a Merito.


Incentivi. L’idea ricevuta dice che nessuno fa nulla per nulla. Il mercato concorrenziale è il miglior allocatore di risorse, quindi se vuoi regolarlo devi dare incentivi economici ai comportamenti utili alla società. Le persone, che non fanno nulla per nulla, per comportarsi “bene” devono averne un ritorno, e se si comportano “male”, una punizione.


Lungi da me pensare che gli incentivi non servano in assoluto. Ad esempio, sono orripilato da quel che stava facendo il governo sugli incentivi al fotovoltaico. E tuttavia, dovremmo sapere che le cose sono più complesse e che gli incentivi economici sono meccanismi che premiano le motivazioni estrinseche - il vantaggio monetario - ma spesso spiazzano le motivazioni più importanti, quelle intrinseche - lo faccio perché è giusto, perché è morale, perché mi dà soddisfazione.

Due esempi.

Non ha valore statistico, ma le poche persone che conosco ad aver montato pannelli solari sui propri tetti lo hanno fatto perché erano sensibili all’ambiente, e si sentivano meglio per averlo fatto. Il vantaggio economico del conto energia è solo ciò che gli ha consentito di farlo diciamo più “a cuor leggero”. Fossero stati convinti che il riscaldamento globale è una bufala, non ci avrebbero nemmeno pensato.

L’automobilista romano sconta direttamente un costo aggiuntivo in multe per divieto di sosta ed altro, e non per questo smette di fare cose che non dovrebbe fare. Il disincentivo economico ha completamente perso valore e non impedisce che le motivazioni intrinseche (assai immorali, in questo caso) a parcheggiare sui marciapiedi, in seconda fila o peggio, siano prevalenti. In una certa misura “scontare” la multa significa proprio che - appunto - la multa ottiene l’effetto contrario. Il ciclista urbano medio di Roma - specie rara ma fortunatamente in rapida crescita - invece, non usa la bici per risparmiare benzina e multe, ma perché si sente parte di una battaglia per il vivere bene, e, con il suo piccolo contributo, vive meglio e meno stressato le sue giornate.

Insomma, meglio sarebbe parlare di motivazioni.


Merito

L’incentivo è anche la mercede tipica del bravo lavoratore, secondo la vulgata secondo cui andrebbe premiato il merito (e non l’anzianità, la fedeltà, l’appartenenza, ecc.).  Premiare il merito significa quindi che, una volta stabilito che il lavoratore merita, gli si da uno stipendio maggiore. Peccato che, anche in questo caso, possono sorgere almeno due tipi di difficoltà.


Il primo è l’effetto di sostituzione dell’incentivo economico sulla motivazione intrinseca, appena visto sopra. Se l’unico scopo del lavorare bene sono i soldi, non ci metto più l’anima e la passione, ma mi do da fare soprattutto per fare le cose giuste ed attese per prendere l’incentivo. Incluso fare il leccapiedi, incluso adottare comportamenti opportunisti, incluso fare sgambetti ai miei concorrenti nella gara. Cosicché fedeltà ed appartenenza, cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra.

Il secondo è che il meccanismo del premiare il merito funziona se c’è un sistema di responsabilità (accountability) serio e davvero funzionante. In breve, solo se chi assegna i premi è a sua volta sanzionabile se li assegna in modo distorto, non conforme al merito. Insomma, se gli effetti dei suoi premi (e punizioni) si riverberano su di lui. E questa è una cosa che non succede fino in fondo nemmeno nei mitici paesi anglosassoni. E che da noi, allo stato dei fatti, è una pia illusione.

Pubblicato il 6/4/2011 alle 6.30 nella rubrica Marx.

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