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Ma è una vittoria o una sconfitta?

Ma la rinuncia al piano nucleare è una vittoria o una sconfitta?

E’ una vittoria per gli antinuclearisti convinti, quelli senza se e senza ma.

E’ una vittoria pure per chi è contro al nucleare in Italia e al piano un po’ avventuroso del governo, senza essere contrario a priori a quella tecnologia.

E’ una potenziale vittoria per la Westinghouse e i suoi amici dell’Ansaldo, una sconfitta per EDF ed Areva, se si vuole dare ascolto alle dietrologie secondo le quali lo stop nasconde un cambio di cavallo.

E’ una sconfitta per i nuclearisti senza se e senza ma, che del resto già non si sentivano tanto bene dopo Fukushima.

E’ una sconfitta per chi contava di usare la paura del nucleare come arma per arrivare al quorum nei referendum sull’acqua e soprattutto sul legittimo impedimento. Insomma, è una sconfitta per quel cinismo politico “di sinistra”, felice di approfittare delle disgrazie giapponesi ad uso interno:  la prospettiva di liberarsi di Berlusconi per via referendario-giudiziaria arrivando al quorum sul legittimo impedimento grazie alle paure più o meno irrazionali sull’atomo, del resto, è perfettamente simmetrica all’idea di Berlusconi di liberarsi del rischio referendum rinunciando al piano nucleare.

Se ci fosse una logica in Italia, sarebbe una sconfitta per la credibilità del governo, ma questo è un esito non automatico, perché molte volte le piroette politiche del nostro amato premier sono state abilmente rivendute. Non è detto che il probabile risultato immediato - niente quorum sul legittimo impedimento - comporti rilevanti costi politici in seguito. Dipenderà da ciò che fa l’opposizione.

Già, l’opposizione. Mentre la battaglia fondamentale resta quella delle elezioni comunali, in particolare a Milano, che fare dei referendum? La verità è che l’opposizione dovrebbe semplicemente continuare a fare la sua battaglia politica per portare a votare la gente, per spiegare le ragioni dei si (e del no?), a prescindere dai trucchi del governo per evitare il referendum nucleare e depotenziare gli altri tre. Insomma, non è che si può dare la colpa al governo se non riusciremo a convincere gli italiani a votare. E questo, i geniali raccoglitori di firme lo sapevano benissimo.

Pubblicato il 20/4/2011 alle 17.35 nella rubrica Politiche.

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