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Cordoli, e altre piccolezze

In probabile mancanza di soldi per grandi opere, a Roma servono piccoli segnali che possono cambiare la natura della vita in città. Qualcuno ricorderà che Alemanno, appena diventato sindaco, trovò il modo di dare un segnale a suo modo fortissimo della cifra che intendeva dare al suo mandato, sospendendo con una scusa burocratico-giudiziaria il pagamento delle strisce blu. Poco dopo, accampando inesistenti problemi di sicurezza, avviò la sostituzione dei cordoli di gomma che separano le rare corsie preferenziali degli autobus romani con le ridicole borchie oggi utilizzate per separare (si fa per dire) i bus dalle auto. Con il risultato fondamentale di rendere di nuovo possibile la doppia fila perenne in strade dove il cordolo l’aveva resa impossibile (solo per fare qualche esempio Viale Regina Margherita, Via Napoleone III, via Goito….).

Bene. Un bel segnale chiaro e non particolarmente costoso, peraltro del tutto coerente con l’idea di aumentare le corsie preferenziali per ottimizzare il trasporto pubblico che c’è, sarebbe quello di ripristinare i cordoli il più rapidamente possibile. Se, assieme a questa mossa, si cominciasse anche a Roma a realizzare un bel numero di zone 30 nelle strade secondarie, ben attrezzate di dossi per obbligare al rispetto dei limiti di velocità e di viabilità a cul de sac, il segnale sarebbe chiarissimo e netto: questa città, soffocata da auto in sosta e in movimento, vuole respirare e può farlo. Non è impossibile, basta volerlo.


Pubblicato il 18/6/2013 alle 20.11 nella rubrica Educazione civica.

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