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Il mistero del ticket


Stamattina sono andato in un noto laboratorio d’analisi convenzionato vicino a casa mia, per fare un bel po’ di analisi del sangue, controlli di routine ordinati dal medico, portando con me le buone vecchie impegnative. Al momento di pagare il ticket, la gentile impiegata mi dice che se invece del ticket pago come privato con le loro tariffe, spendo di meno.

Ovviamente accetto: l’impiegata procede, mi fa il conto e mi stampa regolare fattura.

Più tardi penso a cosa c’è dietro a questa bizzarra situazione.

Primo fatto: naturalmente il risparmio non è enorme, ma comunque resta il fatto che la tariffa piena richiesta da un soggetto privato è inferiore al ticket richiesto dal servizio sanitario pubblico. E il ticket dovrebbe essere una quota del costo, un contributo utile a fare politiche di orientamento della spesa sanitaria, non a coprire integralmente il costo del servizio. Altrimenti, perché si paga l’IRAP, se il 100% del servizio si paga direttamente?

Secondo fatto: assunto che il laboratorio privato non fa beneficenza, si suppone che abbia un vantaggio a fare prezzi minori del ticket. In pratica, si tratta di finanza e, tanto per cambiare, dietro c’è nascosta una probabile inefficienza pubblica. Pagando il ticket, l’incasso non va al laboratorio ma alla Regione, che poi rifonderà il laboratorio con i tempi biblici tipici della pubblica amministrazione, e generando per il laboratorio, oltre agli oneri finanziari, tutti i costi operativi necessari a seguire il recupero crediti. Se pago direttamente, il laboratorio ha a disposizione liquidità immediata. Anche fosse qualche percento in meno, avrà fatto un buon affare.

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Ricapitolando: il livello dei ticket nel Lazio, almeno per alcune prestazioni, eccede il costo di produzione della prestazione (forse, eccede perfino il costo più un buon mark-up). E probabilmente, per quelle stesse prestazioni, il costo standard riconosciuto a laboratori pubblici e convenzionati è inferiore o al massimo uguale al valore del ticket, il ché è veramente bizzarro, per non dire di peggio.

Direi che c’è qualcosa che non va.





Pubblicato il 23/9/2013 alle 15.8 nella rubrica Pillole.

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