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Google Print

Giuseppe Granieri è entusiasta di google print. Condivido, ma con qualche perplessità.
Google Print è, in potenza, la Biblioteca di Babele di Borges realizzata. Senza le combinazioni prive di senso, ma con tutte le combinazioni sensate. E con la possibilità di trovare qualunque informazione per analogia.
Un sogno bellissimo per certi aspetti, un incubo per altri. Non per il diritto d'autore (la cosa non mi appassiona più di tanto, mi sembra ovvio che prima o poi il some rights reserved finirà per sostituire  gli attuali diritti d'autore chiusi), quanto per il modo di formarsi della conoscenza e della coscienza delle persone.
Cercare informazioni su un motore che è la biblioteca di babele è certamente un modo potentissimo per fare ricerca, trovare connessioni, riflettere. Ma solo se prima e dopo e durante si possiedono (si conoscono, si sono letti, si sono sciupati e stropicciati) i contenuti culturali dei libri che hai connesso e linkato con il motore di ricerca.
Altrimenti, sei un poveretto che costruisce informazioni fasulle e trova scorciatoie. Che costruisce "ricerche" senza sapere cosa c'è davvero dentro. Che annusa senza capire. Veloce, efficiente, ma un po' idiota e superficiale.
I nostri ragazzi, già dalle elementari, usano google (quello normale) per fare le "ricerche" scolastiche: un copia e incolla quà, un'immagine acchiappata là, un nulla nel cervello...
In conclusione e banalmente: una nuova tecnologia con rischi e opportunità. L'importante è fare in modo che tanti siano capaci di usarla bene.

Pubblicato il 19/10/2005 alle 14.29 nella rubrica Tecniche.

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