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Oreste del Buono - Niente per amore - Feltrinelli, 1962

Recentemente, abbiamo avuto due lasciti di vecchi libri, prevalentemente in inglese. Per l'ennesima volta, lo spazio in casa è finito, e questi vecchi libri profumati di muffa cartaria si sovrappongono ai precedenti. Per l'ennesima volta, è difficile buttare qualcosa di questi recuperi, di questi libri che i proprietari, per un motivo o per l'altro, avrebbero mandato al macero.

La funzionaria della FAO da cui proviene l'ultimo lascito deve avere gusti eclettici ma sicuri. Fra i suoi libri, ecco comparire un'operina teatrale di OdB – per me, prima di tutto, lo storico direttore di Linus ma, anche, l'autore di un romanzo fondamentale per la mia formazione giovanile (Oreste del Buono, I peggiori anni della nostra vita, Einaudi).



Mi sono buttato nella lettura con voracità, attirato da copertina e sovracopertina, la prima elegantissima elaborata dal mito della grafica anni '50 e '60 (Albe Steiner), la seconda affascinante foto in bianco e nero di Valeria Moriconi, interprete a teatro delle due parti femminili, Sandra e Valeria.

Una storia cattivissima, dolente e spietata, che trasuda primi anni '60 e s'ispira nemmeno troppo di nascosto al rapporto fra Antonioni e Monica Vitti, raccontando l'ambigua moralità e i compromessi di chi cerca la carriera e il successo ma vorrebbe mantenere alti ideali. Inoltre, un meccanismo narrativo che duplica, nel soggetto cinematografico attorno a cui ruota la trama, e nella duplice parte svolta dalla stessa attrice, il nucleo narrativo sentimentale: niente per amore, appunto. Nessuno fa niente per amore, e le donne, agli occhi di un uomo che la pensa così per imposto cinismo, sono tutte la stessa donna.



A leggere adesso una simile opera minore di un autore minore (per quanto sia affezionato a OdB, il suo lato migliore è stato sempre quello di organizzatore culturale e direttore, non quello di scrittore) ho provato insieme soddisfazione e stupore. Soddisfazione di aver scovato nelle pieghe del caso qualcosa di comunque prezioso e certamente scomparso. Come se avessi partecipato ad una fortunata ricerca archeologica. Stupore, sia perché davvero certe cose e certi temi sono eterni e di lunga durata, sia perché, al tempo stesso, il tempo passa in fretta e cambia davvero tutto: l'insieme di vecchio e di nuovo in questo testo è davvero inestricabile...

Pubblicato il 28/10/2005 alle 9.29 nella rubrica Libri.

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