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Fiaccole

La prima impressione, arrivando da Viale XXI Aprile, è che ci fosse poca gente. Poi, mi rendo conto che via Santa Costanza è ricolma. Insomma, la partecipazione è abbastanza significativa. Fatta soprattutto dalla comunità ebraica di Roma, ma anche da altri.

Noto uno sparuto gruppo di bandiere dei DS. In seguito, ho visto la più improbabile collezione di bandiere inusuali: quelle della democrazia cristiana, quelle della FGSI (i giovani socialisti esistono ancora, dunque?), molte della UIL. Ovviamente e per fortuna, sventolavano soprattutto bandiere di Israele, spesso abbinate alla bandiera della pace.

Lo spiegamento di giornalisti, telecamere, postazioni televisive e radiofoniche varie è impressionante. Una densità giornalistica così non l'ho vista in nessuna manifestazione. La potenza mediatica del ciccione è del tutto evidente, e per nulla rassicurante circa la sensatezza e la qualità dell'informazione italiana.

Incontro Alfonso, liberal della mia sezione. Ovvio che lui ci fosse e che non ci fossero altri.

Ascolto con difficoltà, visto il basso volume, l'assai opinabile intervento di non so quale ciellino che ce la mena sull'importanza di conservare la propria identità per incontrarsi con le identità diverse. Il vecchio discorso di “ognuno nella sua parrocchia” tanto caro a CL. La gente attorno a me borbotta e non approva. E chiede che la faccia finita.

Poi il rabbino di Roma fa un bell'intervento, semplice e breve. Anche questo difficilmente ascoltabile da lontano.

Bisogna dare atto a Giuliano Ferrara di non aver debordato. Chiamato sul palco, ha preferito limitarsi a pochissime frasi e uno slogan. Una signora accanto a me dice più o meno “che ci tocca sopportare... un cattolico convertito a difenderci... ma d'altra parte è stato bravo”. Io opino che è più che altro un “ateo devoto”, e lei di rimando dice “ma quale ateo, quello ha sempre avuto bisogno di una chiesa, fin da quando era comunista...”.



Lo striscione più corrivo è “Israele è Rock, Ahmadinejad è lento”. Quello che apprezzo di più è fotografato qui sotto: “Per il diritto all'autodeterminazione dei popoli. Tutti”. Un anziano signore porta un cartello con la scritta “Modello UEFA: Israele e Turchia nell'Unione Europea”.

Di ritorno a casa, ascolto il giornale radio su Radio 3. Nessun accenno alla parallela manifestazione di Milano, che oggi scopro essere stata solo poco più piccola per dimensione. Tantissimo spazio alle dichiarazioni dei politici, a chi c'era e chi non c'era. Il solito uso interno di un problema internazionale. Il solito occhio strabico dell'informazione nostrana. Come del resto era evidente dalla copertura mediatica esagerata e distorta dell'evento.

Riusciremo ad essere amici di Israele senza farlo per acchiappare qualche consenso e un po' di visibilità a fini interni?

Pubblicato il 4/11/2005 alle 14.17 nella rubrica Sion.

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