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Lizzy

Oggi è morta la nostra gatta Lizzy. Aveva solo sei anni, e fino all’altro giorno era sempre stata in perfetta salute. Da due giorni, si nascondeva nella cuccia del cane, sempre più ferma.

L’ha portata via un avvelenamento, non si sa se dovuto ad una insufficienza renale grave, o a qualcosa che ha mangiato, girovagando per le strade e i giardini qui attorno.

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Manca qualche mese, e saranno vent’anni che è morto mio padre. Lo ricordo ora perché quando ci vedeva, noi figli adolescenti, col muso lungo per qualche tristezza contrarietà o sofferenza amorosa, ci diceva invariabilmente. “ti è morto il gatto?”.

Allora, non avevamo gatti.

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Gatti in famiglia Truffi ne ricordo molti, di nome. Meno ne ricordo di fattezze. Erano i gatti che tenevano i miei zii ai tempi del negozio di alimentari a Mancasale, a Reggio Emilia. Gatti dai nomi immaginosi imposti da zio Guido. La famosa Angelica Balabanoff, il celebre e conquistatore Romeo Truffi, fino all’ultima, di cui ricordo la fierezza e il brillante colore nero: la gatta Elvira.

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Io, non li frequentavo molto, quei gatti. Sono sempre stato diffidente con gli animali a quattro zampe e molte unghie. Fino a quando ho avuto a che fare con la ferocissima gatta di quella che sarebbe diventata mia moglie. Lucrezia, una gatta completamente intrattabile per tutti, fino al punto da assalire qualunque estraneo. Eppure in breve tempo disposta a salirmi sulle ginocchia e farmi lunghe fusa.


Lizzy era la gatta perfetta. Madre esemplare della sua cucciolata, amica di gatti e cani vicini ma fiera a difendere il suo territorio. Implacabile cacciatrice capace di sbranare topi e piccioni. Affettuosa e casalinga con noi. Bella ed elegante.

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Stasera lascio che Enrico e Michele non sappiano che è morta. Anche se credo ceh Michele abbia mangiato la foglia. Meglio che dormano in pace. Meglio dire queste cose la mattina.

Pubblicato il 5/11/2005 alle 23.44 nella rubrica Diario.

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